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grotte pertosa

Info: http://it.wikipedia.org/wiki/Alburni

ALBURNI

La Comunità Montana degli Albumi, la cui intera estensione misura circa 44.000 ettari, è caratterizzata dalla bellissima catena degli Alburni, il cui nome deriva dal termine latino "albus" che indica il candore delle sue pareti calcaree e presenta caratteristiche morfologiche e geologiche piuttosto particolari. Lo studioso Gianpiero Indelli paragona questo massiccio a una erosa mandibola dalle verdi gengive in cui sono piantati molari candidi e massicci, fra i quali il monte Panormo (1742 m), monte La Nuda (1704 m), monte Spina dell'Ausino (1445 m), monte Maria (1303 m) e monte Figliuolo (1337 m). Non mancano i fenomeni carsici, gole, inghiottitoi, sorgenti e naturalmente numerose grotte fra le quali quelle famosissime di Castelcivita e la grotta di San Michele Arcangelo presso Sant'Angelo a Fasanella. La flora riscontrabile su questa catena montuosa è davvero notevole. A quote più elevate predomina l'ontano, il carpino, il tiglio, il cerro ma soprattutto il faggio che crea un ampio sottobosco di fragoline e di funghi. Tra le specie floreali figurano le orchidee selvatiche, il garofanino di montagna, crocus e tante varietà composite. In questa splendida cornice di grande interesse naturalistico sorgono vari comuni compresi in questa comunità montana. Visitarli sarà un'esperienza davvero emozionante, sia dal punto di vista storico che da quello artistico. Si potranno ammirare le suggestive chiese rupestri, le cui origini si confondono fra storia e leggenda, il castello di Postiglione, la torre Angioina di Castelcivita, il castello ducale del comune di Aquara, il Santuario della Madonna del Cordone a Ottati e altro ancora. La gastronomia offre prodotti genuini della terra fra i quali figurano soprattutto piatti a base di funghi e tartufi, notevole è anche la produzione di castagne, fragoline di bosco, olio, carne e ortaggi.


Da vedere :

Il Guerriero di Costa Palomba

Emana un fascino indescrivibile questa scultura rupestre del IV secolo a.C.,

Le faggete del salernitano

Il bosco è un monumento della natura.

Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano

Questa terra al di là del fiume Alento è perciò detta Cilento. L'area fa dono al visitatore di una un'oasi protetta.

Castelcivita - Le Grotte

GROTTE DI CASTELCIVITA. È possibile visitarle dalle ore 10 alle 18.30 escluso il giorno di Natale e il primo gennaio.

Monti Alburni

Illustrazione

Ottati - Il Chiostro

Nel 1480 un monaco domenicano tenne in Ottati un quaresimale e, in questo periodo, invitò la popolazione a costruire un convento.

Roscigno - Museo della Civiltà Contadina

MUSEO DELLA CIVILTÀ CONTADINA Indirizzo:Piazza Giovanni Nicotera - Ingresso : gratuito - Orario di apertura sabato e domenica dalle 10.00 alle 12.00 - e dalle ore 16.30 allem 18.30 - visite guidate - previa prenotazione (Pro-Loco, tel. 0828-963377).

Valle del Calore

La valle del fiume Calore è chiusa a destra dal dolce declivio del selvoso monte Cavalli e dai rocciosi contrafforti del monte Motola; in fondo brilla la dentata guglia del monte Cervati.
Pertosa
http://www.grottedellangelo.sa.it/


A passeggio sui Monti Alburni

Camminare in montagna, in compagnia di un buon gruppo di amici, è un esercizio divertente oltre che rilassante, che distoglie dalla frenesia della vita cittadina. Le bellezze ambientali dalle quali si è circondati, durante le passeggiate in montagna, aprono la mente degli escursionisti che notano ogni particolare, anche quelli che normalmente si tralascerebbero, quali ad esempio il guardare dove si mettono i piedi, l’osservare la vegetazione circostante ed il prestare attenzione ad ogni piccolo rumore. L’escursionista attento ed amante della montagna e della natura non può non scoprire, dietro ogni angolo, uno spettacolo ambientale nuovo, capace di suscitare gioiose sensazioni e godimenti.Il giorno precedente il ferragosto 2005, con un gruppo di familiari ed amici di Salerno e Giffoni Sei Casali, ci siamo diretti, di buon mattino, verso i Monti Alburni, per inerpicarci su sentieri montani e mulattiere, alla ricerca di itinerari turistici o antichi tragitti, per provare le stesse sensazioni vissute dagli esploratori di mondi sconosciuti e misteriosi.Partenza alle 7.30 da Salerno diretti ad Ottati, grazioso paesino alle pendici del Monte Panormo, la vetta più alta degli Alburni che tocca i 1742 m. di altitudine, e dopo aver percorso in automobile l’autostrada A3 SA-RC, completamente sgombera di traffico, fino a Campagna, abbiamo imboccato la Strada Statale 19 in direzione di Serre – Persano.Dopo pochi Km abbiamo percorso una scorciatoia che costeggia il fiume Calore, in direzione Altavilla Silentina, anche per godere dell’ameno scenario di anfratti, anse e gole naturali disegnate dal corso del più bel fiume del cilento, per poi continuare in direzione Controne e, arrivati presso le grotte di Castelcivita, che meriterebbero anch’esse di essere visitate, svoltare a sinistra, imboccando la Strada Provinciale 12, per dirigerci ad Ottati e quindi salire sulla cima del Panormo, dopo aver percorso circa 75 Km. La strada di montagna che sale da Ottati, circa 600 m.sul livello del mare, alla vetta, seppur asfaltata, è piuttosto stretta ed erta e priva di parapetti ma, in compenso, offre una decina di Km di panorama mozzafiato e di forti emozioni. Abbiamo deciso di arrivare in cima al Panormo da Ottati perché il versante occidentale degli Alburni, pur mantenendo intatto lo stesso fascino di quellpiù dolce ed ha un pendio meno scosceso e più digradante, consentendo, o orientale, è quindi, anche ad escursionisti alle prime armi, a bambini ed anziani, di poter camminare per sentieri boschivi più agevoli, senza rischi eccessivi.Giunti a 1400 m. di altitudine si raggiunge una grande pianura, tappezzata di verdi prati, abitata per lo più da mandrie di mucche, circondata dalla folta vegetazione e delimitata dalle più alte vette degli Alburni, che mostrano fieri il candore delle bianche rocce calcaree, tipici bastioni rocciosi di queste affascinanti cime che sembrano disegnate nel cielo da un ispirato pittore.E’ qui che sorge il Rifugio Panormo, all’interno del quale c’è anche un piccolo ristorante, circondato da una fitta vegetazione e da pozzi d’acqua, di forma circolare, usati quali abbeveratoi per le mandrie di bovini che stazionano in zona. I sentieri che conducono fino alla vetta del Panormo, delimitati di tanto in tanto con piccole bandierine disegnate sui tronchi degli alberi, con vernice rossa o azzurra, dal Club Alpino Italiano, sono di rara bellezza; i luoghi sono ricchi di flora (roverelle, faggi, lecci, aceri, ontani, tigli, abeti bianchi) e di fauna (gracchi corallini, rondone, lupi, volpi, donnole, cinghiali, lepri e puzzole). Se si è fortunati ed il periodo è quello giusto è possibile raccogliere pregiati funghi, soprattutto i prelibati porcini. La giornata si presentava col cielo sereno e priva di umidità, ideale per dominare con lo sguardo tutta la vallata da entrambi i versanti, (particolarmente spettacolare la veduta del Vallo di Diano dal versante orientale), e la sensazione che abbiamo provato è di trovarci su un aereo ad alta quota dal quale, guardando in giù, potevamo rilevare la cartografia delle zone sottostanti. Dopo esserci concessi un lauto picnic all’ombra di alcuni faggi e lecci, allietati dalla simpatica, anche se ingombrante, compagnia delle mucche che, essendo abituate alla presenza dei turisti, si sono avvicinate senza alcun timore per condividere qualche leccornia, siamo saliti a bordo delle auto e siamo scesi dal Panormo dirigendoci verso S. Angelo a Fasanella, ridente paesino che sorge a circa 7 Km a suddi Ottati, per visitare la Grotta di S. Michele Arcangelo, all’interno della quale, sotto una volta rocciosa imponente, sorge una chiesa rupestre ben conservata. Qui la stratificazione della storia ha lasciato le sue orme nelle statue di santi che adornano la cappella, nell’impronta delle ali dell’Arcangelo, visibile in una roccia sotto l’altare, che la rendono uno scrigno di cultura e di antiche memorie. Estasiati da quanto visto fino a quel momento abbiamo deciso di scendere verso la vallata sottostante per visitare la spettacolare risorgenza carsica dell'Auso, un posto fiabesco, surreale, fonte d’ispirazione per molti artisti locali, dove da un costone roccioso, (all’interno del quale sembra convergano tutte le acque piovane raccolte dagli inghiottitoi e dalle gole naturali degli Alburni nonché dal lento scioglimento della neve accumulatasi, durante l’inverno, in un ghiacciaio che sorge in una profonda grava del versante occidentale del Panormo), sgorga acqua sorgiva che, dopo aver formatolaghetti cristallini verde smeraldo alternati a piccole cascate, da origine al fiume Auso - Fasanella. Poco più a valle un ponte medioevale attraversa il fiume e conduce ad un mulino ad acqua, funzionante fino a qualche anno dopo la seconda guerra mondiale. Sulla strada del ritorno abbiamo deciso di non ripercorrere la strada dell’andata e di dirigerci, invece, verso Petina, salendo di nuovo sui monti Alburni per non privarci dell’ennesima emozione: trovare il punto preciso in cui sorge la scultura rupestre, scavata nella roccia, che raffigura l' Antece, un antico guerriero, in località Costa Palomba, a circa 1.200 m. di altitudine. Con le vetture abbiamo imboccato un sentiero di montagna, per poi proseguire l' escursione a piedi e dopo circa 45 minuti di cammino abbiamo scorto le alte rocce dove avrebbe dovuto esserci il misterioso guerriero. Quando sembrava che della scultura non ci fosse traccia e delusi pensavamo di ritornare indietro, ci siamo accorti che uno del gruppo, stanco, si era fermato ed aveva poggiato la mano su una roccia, proprio all’altezza del ginocchio dell' enigmatica scultura che sembra posta a guardia delle bellezze naturali circostanti. Abbiamo tutti urlato di gioia, dopo tante faticose ricerche non ci siamo trovati di fronte ad una statua, come credevamo, ma ad una sorta di altorilievo nella roccia, non per questo meno affascinante e misterioso, risalente all'età del bronzo. Ripresici dall’emozione siamo saliti di nuovo in macchina per riprendere la strada che salendo nuovamente a 1.300 m., dove sorge il Casone dell’ Aresta, vecchio ricovero di pastori e mandriani ora divenuto uno dei più grandi osservatori astronomici d’Italia, scende poi verso Petina, attraverso boschi fittissimi che in alcuni tratti formano degli archi di vegetazione che nascondono il cielo soprastante, formando dei veri e propri tunnel naturali; boschi ricchi di vegetazione rigogliosa, con morbidi sentieri tappezzati di foglie cadute dagli alberi che conducono in luoghi ameni, adattissimi al trekking. In alcuni punti vi sono delle vere e proprie aree attrezzate con barbecue costruiti in pietra, fontane, piccoli lavabi e tavoli con panche di legno che rendono il luogo un piccolo paradiso per favolosi picnic. Ormai siamo all’imbrunire, altre soste non sono consentite, e allora dopo aver attraversato il Comune di Petina e Sicignano degli Alburni, avendo praticamente completato il tour dei monti Alburni, abbiamo imboccato nuovamente la S.S. 19, direzione Nord per fare ritorno a casa, goderci il meritato riposo e prepararci a rivisitare, nei nostri sogni, tutti questi fantastici luoghi donati all’uomo da madre natura, benevola e generosa dispensatrice di bellezza ed armonia.


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