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Alto e Medio Sele

san gregorio magno


L'ALTO E MEDIO SELE

L'alta Valle del Sele, con i suoi paesaggi incantevoli, la bontà delle sue "Cento Sorgenti" ed il suo splendido fiume, offre queste sue bellezze a quanti ricercano, nel turismo, la genuinità del territorio e la cordialità di popolazioni civili ed ospitali. L'importanza storica, naturalistica ed archeologica di queste zone rappresenta il supporto ideale ad un turismo che riporti la gente alla riposante serenità di chi solo nella natura può ritrovare, in un sereno relax, i valori dell'esistenza.
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Romagnano al Monte: Paese dimenticato

Sarà perché mia madre è di origini buccinesi ed io sono legato a Buccino ed alle zone limitrofe da ricordi legati alla mia infanzia, avendovi trascorso le vacanze, in estate, ma ancora oggi, quando ritorno al paese, riassaporo quei tipici sapori ed odori del luogo: l’odore delle ginestre in fiore; l’odore dell’origano selvatico; l’odore del grano appena macinato nei mulini; il sapore inimitabile del pane appena sfornato o del latte di capra appena munto.
Ieri sono tornato a far visita ad alcuni familiari a Buccino, "antica Volcei", che a seguito della scoperta di manufatti architettonici di notevole valore e di una necropoli è diventata una attraente località turistica, dando impulso allo sviluppo di agriturismo, ristoranti ed alberghi. Insieme ai miei parenti abbiamo deciso di pranzare in un agriturismo a San Gregorio Magno; nel pomeriggio ci siamo recati presso il borgo antico di Romagnano al Monte, paese disabitato ormai dal 1980, in seguito al terremoto, che è ubicato a pochi Km di distanza da Buccino.
Come entri nel paese ti assale la desolazione dovuta allo stato di abbandono dei luoghi. Un’avvisaglia di quanto ti aspetta nel perimetro urbano abbandonato la vedi già percorrendo la strada che va dal nuovo Comune di Romagnano al Monte, costruito ex novo più a valle, al vecchio borgo; pochi chilometri di stretta stradina di montagna, senza parapetti ed a strapiombo sul burrone sottostante, disseminata di pietre e massi caduti dal costone roccioso soprastante, soprattutto nelle giornate piovose. Un vero e proprio percorso ad ostacoli, molto pericoloso.
 
Arrivato al paese antico ti accorgi subito che per le stradine, ormai scorticate dalle intemperie ed invase da erbacce, a distanza di 25 anni dal terremoto, trovi ancora tracce di memoria che fotografano i momenti spaventosi del sisma ma anche quadretti di vita rurale dell’epoca: un coniglio di plastica azzurro col quale qualche bambino avrà giocato a lungo; pagine di giornali del 1980 ma anche di anni precedenti; cartoline ricevute dagli U.S.A. con francobolli timbrati; canestri di vimini malridotti; boccette di smalto per unghia; alcuni attrezzi da lavoro; stivali e scarpe disseminati qua e là.
Questi oggetti, purtroppo, non li trovi custoditi nelle case ancora in piedi o al riparo in qualche angolo coperto, ma per terra, disseminati come in una pattumiera; bagnati fradici dalla pioggia, ingialliti dal sole e rosicchiati dagli animali e dagli insetti. Eppure dopo ben 25 anni di abbandono ancora li vedi affiorare; sembra che il ricordo della vita passata non voglia arrendersi nemmeno alle intemperie ed all’incuria ed abbia intenzione di riemergere dall’oblio per dare viva testimonianza di se.
Cammini un poco ed arrivi alla piazza centrale del paese, uno dei posti che meglio ha resistito alle scosse telluriche, e vedi il Municipio sul lato destro, di fronte il bar centrale con ancora l’insegna del telefono pubblico in bella mostra, poi ti giri e noti la Chiesa della Madonna del Carmine, col suo bel campanile e il portone d’ingresso murato per impedire ai vandali, o peggio agli appartenenti a sette sataniche, di profanare il luogo sacro, dove Dio è stato in mezzo ai romagnanesi per tantissimi anni. In un attimo ti accorgi però di una cosa veramente spiacevole, e più ti avvicini alla Chiesa più la cosa diventa raccapricciante; qualcuno, probabilmente sciacalli in cerca di trofei, ha sfondato a picconate la muratura, creando una grossa breccia attraverso cui chiunque può infilarsi dentro per commettervi qualsiasi cosa.
Alzi le spalle al cielo ed allarghi le braccia disturbato da tanta indifferenza e superficialità nei confronti di un tale patrimonio di cultura ma anche d’umanità e tiri dritto per i vicoletti alla ricerca di sensazioni che ti facciano immedesimare col luogo e con la gente che vi ha vissuto per tanti anni. E pensi a tutti gli intrecci di rapporti umani che, in un paesino così piccolo ed umile, sicuramente dovevano essere ricchi di umanità e ricolmi di quella cultura rurale e contadina di antica memoria. Passi per un’altra piazzetta e noti l’ingresso ad arco della Scuola Elementare; entri nell’edificio e ti sembra di ascoltare il vociare festante dei bambini all’interno delle aule.
Continuando a passeggiare per i vicoli vedi i locali interrati usati come stalle, noti ancora le cantine dove si conservava l’olio, quello buono, extra vergine d’oliva, ed il vino locale; affacciandoti da una finestra sfondata, noti all’interno di una casa, ancora appesi al soffitto, i fossili di origano, spezie varie e salumi ormai rinsecchiti.
Ti sembra quasi di rivedere dei flash di vita passata, la nonnina vestita di nero, con lo scialle in testa, che esce dall’uscio di casa aiutandosi col bastone, gli operai del frantoio, conservato ancora intatto, che manovrano le due grandi ruote di pietra per schiacciare le olive e ricavarne l’olio, i bambini che giocano con cavallucci di legno o bambolotti di plastica, mentre le mamme preparano i cavatelli “a quattro dita”, gli gnocchi ed i ravioli fatti in casa, il pastore che torna dalla “chiana” con il gregge di pecore e capre che disseminano il selciato con i loro piccoli escrementi a forma di olive.
La macchina fotografica digitale sembra vada da sola tante sono le foto che scatti per riprendere scorci di vicoletti, il panorama circostanze, particolari di una casa diroccata o archi che nascondono piccoli sentieri e cortili. Il paese è tutto attaccato, ogni casa è collegata alla precedente ed alla successiva, sembrano lunghissime filiere di abitazioni separate da strettissimi vicoletti. Forse anche per questo è risultato impossibile porre rimedio ai danni che il terremoto ha inferto all’incantevole paesino, che sembra estratto da un quadro naif, costruito com’è su un pizzo montuoso a strapiombo su un canyon profondo circa 700 metri, scavato nella bianca roccia calcarea, in fondo al quale scorre il torrente Platano, impetuoso d’inverno, appena visibile d’estate.
IL titolare del ristorante dove abbiamo pranzato, ha lamentato un continuo allontanamento dei giovani da questi paesi, ricadenti nel comprensorio buccinese, a causa della disoccupazione e dell’assenza di interessi ed attrattive; ma una domanda sorge spontanea: e Romagnano al Monte? Non poteva essere questo borgo rurale abbandonato un luogo di cultura e turismo, come sta avvenendo per Roscigno Vecchia?
Probabilmente bastava tenere il paesino in condizioni dignitose, dotarlo dei servizi essenziali, mettere qua e la qualche insegna con informazioni sui monumenti e sui luoghi, creare un piccolo museo degli oggetti e dei prodotti tipici del luogo, per renderlo meta di turisti che, sicuramente, sarebbero giunti a frotte. Insomma, se si è talmente ciechi da non vedere i tesori che ci circondano e non si è capaci di difendere e valorizzare ciò che si possiede, serve a poco lamentarsi e rammaricarsi del desolante destino dei bei paesini dell’entroterra salernitano.
Un’occasione perduta per la Comunità di Romagnano al Monte? Certamente si.
Occuparsi del borgo antico sarebbe servito a tutti: a coloro che per anni hanno abitato nel paese antico al quale sono legati da ricordi ancestrali e che sicuramente sarebbero stati orgogliosi di mostrare il borgo ai turisti, raccontando spezzoni della loro vita; a coloro che sono vissuti e sono morti a Romagnano al Monte, ai quali sarebbe stata restituita la giusta dignità prendendosi cura dei luoghi a loro cari; ai giovani locali che avrebbero trovato un impegno culturale, un interesse e, forse, un’occupazione redditizia; al patrimonio culturale di tutti noi, formato anche da questi fossili di vita rurale ormai perduta, ma il cui ricordo non deve sbiadire e non va gettato in una pattumiera, perché ciò equivarrebbe a gettare alle ortiche una parte della propria storia, una parte di se stessi.

CENNI STORICI

 Da vedere :


Buccino - S.Nicola
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Buccino - Braida
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Buccino - Borgo
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Buccino - Via dell'Annunziata
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Buccino - S.Mauro
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Buccino - Vittimose
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Buccino - Pareti
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Buccino - Piazza Castello
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Buccino - Tufariello
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Buccino - S.Stefano
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Buccino - Ponte S. Cono
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Buccino - Frascineta
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Buccino - S. Giovanni
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Buccino - Teglia
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Buccino - Monte Cornito
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Buccino - S.Antonio
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Ricigliano - Incoronata
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San Gregorio Magno - Filette
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Prodotti Tipici Della Zona

mozzarella

 


 

Museo

Museo Archeologico Lucano dell'Alta Valle del Sele