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Gelbison e Cervati

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GELBISON E CERVATI

Nella Comunità Montana Gelbison Cervati, data la natura per la gran parte collinare e montuosa del territorio, l'economia è basata principalmente sull'agricoltura, che si esprime in ricche coltivazioni di ulivo e vite. Le risorse boschive sono altrettanto importanti e incentivano l'edilizia e il lavoro artigianale in massello. Naturalmente il patrimonio naturalistico è di fondamentale importanza per l'attività turistica che, soprattutto negli ultimi anni, si sta sviluppando sempre più in strutture agrituristiche che rappresentano un'ottima soluzione per un territorio che, assieme alle bellezze storiche e artistiche, ha una fiera tradizione culturale contadina.

Da vedere:

Visita al Santuario della Madonna di Novi Velia

Il santuario della "Madonna di Novi Velia", è posto in cima al monte Gelbison, a 1705 s.l.m.

Moio della Civitella

Sito di interesse archeologico

Le faggete del salernitano

Il bosco è un monumento della natura.

Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano

Questa terra al di là del fiume Alento è perciò detta Cilento. L'area fa dono al visitatore di un'oasi protetta.

Moio della Civitella - Museo Contadino

Nato nel 1975, il museo di Ortodonico descrive la vita quotidiana delle genti del Cilento.

Monte Gelbison

Illustrazione


A spasso tra le nuvole sul Gelbison.Passeggiare tra le nuvole.

Questo è capitato alla mia comitiva di amici e familiari, il giorno di Tutti i Santi, martedì 1 novembre 2005. Alle ore 11.30 siamo giunti sulla vetta del Monte, avendo percorso l’erta strada che sale su da Novi Velia, avvolti dalle famose nebbie del Gelbison, e dopo aver bucato il tetto di nuvole bianche, il cielo azzurro e terso ed il sole novembrino ci hanno accolti in un abbraccio come per proteggerci dallo straordinario paesaggio circostante e sottostante: un enorme batuffolo di ovatta bianca; un grande accumulo di zucchero filato; una imponente, morbida e candida catena montuosa; uno spettacolo della natura incomparabile, mozzafiato, da guardare, guardare, guardare.
E noi tutti ad indicare con l’indice qualche suggestivo disegno delle nuvole bianche; ci guardavamo negli occhi che sprizzavano gioia e stentavamo a credere a quello che ci stava capitando. Eravamo sospesi nel cielo, sul pizzo del Monte Gelbison a 1.705 m. di altitudine, una delle più belle località turistiche del salernitano, sopra un tappeto di nuvole, dal quale si stagliavano le sagome della Chiesa del Sacro Monte, dell’antico Convento, della torre campanaria, della stupenda piazza circolare con fontana, illuminati e riscaldati dal sole ed incastonati nell’azzurro del cielo e nei colori autunnali della vegetazione. Non è facile descrivere un paesaggio così surreale. Sono situazioni che solo chi ha vissuto può capire; il ricordo di questa festa di luci e colori sarà indelebile, per noi che c’eravamo.
Ma andiamo per ordine. Nelle mie escursioni mancava qualcosa. Era da tempo che desideravo salire sul Monte Gelbison, passando da Novi Velia, paesino alla base della montagna; del Santuario della Madonna di Novi Velia avevo sentito parlare molto e sapevo che è il più visitato della Campania, luogo di quotidiani pellegrinaggi, soprattutto primaverili ed estivi. Infatti l’8 ottobre scorso il Santuario ha chiuso i battenti per riaprire la prossima primavera 2006.
A Novi Velia abbiamo fatto una breve sosta per visitare, a piedi, il borgo antico di questo centro abitato già dall’anno 1005, presidio dei Normanni e dei Longobardi. Qui abbiamo visitato Palazzo Cocelli, il palazzo con due portoni di ingresso, e Piazza del Seggio dove, anticamente, si usava discutere le cause penali e dove le famiglie più importanti avevano il proprio seggio riservato. Di ciò, rimane testimonianza nei seggi in pietra posti nel circuito della piazza. Successivamente abbiamo visitato la Chiesa di S. Giorgio che occupa l'ala sud dell'ex Convento dei Celestini, posto sulla sommità della collina, nei pressi della Torre Longobarda e dell’ex Castello dei Baroni di Marzano, insieme ai quali forma una sorta di vera e propria acropoli architettonica. Ma il nostro obiettivo era continuare la nostra gita per salire sul “Monte Sacro” e lungo la strada che sale su in vetta, a pochi km dal paese, abbiamo fermato le automobili in un’area attrezzata per i pic-nic, con tavoli e panche di legno, vicino al torrente Torna, che in più punti forma delle cascatine e ghirigori d’acqua tra i massi di arenarie. La superba vegetazione di abeti, olmi, tassi, corbezzoli, castagni, ontani ed il sottobosco rigoglioso ci hanno invitati a fare due passi lungo il sentiero per il trekking che sale fino alla vetta; risultato? Durante l'escursione Abbiamo trovato grossi ceppi di funghi, probabilmente chiodini, cresciuti in fretta, tra il muschio, intorno a dei tronchi d’alberi tagliati. Li abbiamo ammirati nella loro bellezza e, rispettando la natura, lasciati al loro posto. Abbiamo anche notato molte buche nel terreno, alcune scavate sotto le radici degli alberi, tipo piccole grotte, usate forse come tane da animali selvatici quali lupi, volpi, donnole, martore; probabilmente qualche buca è stata scavata dalla lontra che, in questi posti incontaminati, ancora riesce a sopravvivere trovandovi un habitat adatto, come avviene anche per il raro picchio nero. Il terreno in molti punti è di colore rossiccio, essendo argilloso, e tale colorazione rende il luogo veramente unico. Questa caratteristica ricorre anche più a monte, in diversi punti della montagna.
Siamo saliti di nuovo a bordo delle automobili per raggiungere la vetta ma più volte ci siamo fermati per ammirare il panorama sottostante oppure qualche scorcio di natura impareggiabile, come nei pressi della “Sorgente di Fiumefreddo” dove un'acqua sempre limpida e fresca sgorga vicino ad un'effigie della Vergine; in alcuni tratti la strada era delimitata ed adornata ai due lati da larghe strisce di foglie rossicce, cadute dagli alberi della imponente faggeta che ricopre la montagna fino alla cima, che ci costringevano a procedere con le autovetture in uno stretto sentiero asfaltato al centro della carreggiata; i colori rossiccio misto al giallo e l’arancione la facevano da padroni anche sugli alberi, contornati soltanto dal verde delle foglie più resistenti o di qualche albero sempreverde, tipo pini ed abeti che, in alcuni tratti, diventavano, invece, predominanti. Uno dei più attraenti itinerari turistici da noi visitati.
Ad un certo punto il paesaggio circostante ha cominciato a sbiancare; la nebbia prima e le nuvole dopo ci hanno ingoiati, in un tratto della salita piuttosto pericoloso, in quanto sul piano stradale diverse pietre e massi stavano a testimoniare la franosità di alcuni costoni rocciosi della montagna. Qualche brivido ma anche un forte spirito d’avventura ci ha assaliti e ci ha spinti ad andare avanti; anche molte scritte sui parapetti della strada, che invitano i pellegrini a proseguire il cammino verso la Madonna che protegge i suoi devoti, hanno avuto l’effetto di spronarci a proseguire, nonostante la difficoltà e pericolosità del momento.
E tale decisione è stata ripagata quando, giunti in vetta, abbiamo rivisto il cielo azzurro e lo spettacolare paesaggio che la natura aveva deciso di disegnare nel cielo per noi. Scesi dalle auto ci siamo accorti che la temperatura era piuttosto bassa, circa 12 ° centigradi, ma la bellezza del luogo ci ha subito riscaldato gli animi ed i corpi.
Il Santuario, le cui origini risalgono alX Sec., è stato costruito dai Monaci Basiliani, sulla cima del Monte, in uno straordinario punto panoramico: dal belvedere che circonda il santuario della Madonna di Novi Velia, (1.705 m.), si godono ampie vedute sulle valli ed i monti circostanti, verso nord gli Alburni, a est il massiccio del Cervati, più lontano il Sirino ed il Pollino, e in direzione del mare, verso sud e sud-ovest, il profilo allungato della costa di Palinuro.
Il nome del Monte “Gelbison”, detto anche “Monte Sacro”, significa “montagna dell’Idolo” a sottolineare la sacralità da sempre riconosciuta a questa montagna e rimarcata da due grosse cataste di pietre con una croce sulla sommità, i cosiddetti “Monti di Pietà” che, a pochi passi dal santuario, ricordano la forte devozione delle antiche genti del luogo. Dal belvedere è anche visibile uno sperone di roccia, di forma piatta sulla sommità, sul quale i fedeli lanciano monetine, esprimendo, probabilmente, un desiderio.
Prima di tornare a Vallo della Lucania, abbiamo deciso di fare uno spuntino nello slargo detto Croce di Rofrano, dove avevamo parcheggiato le automobili, prima di intraprendere a piedi l’ultimo tratto di salita al Santuario. Dopo un meritato riposo, siamo risaliti a bordo delle nostre automobili, a malincuore, ma costretti dall’intensificarsi della nebbia e dalla brevità del pomeriggio autunnale, ed abbiamo iniziato la discesa a valle per fare ritorno a casa soddisfatti di aver visitato un autentico monumento della natura, la faggeta del Monte Gelbison che, come molte altre faggete delle zone montuose dell'appennino salernitano, rafforzano, in chi le attraversa, il corpo e lo spirito facendo sopportare meglio i sacrifici inevitabili della vita quotidiana.

 


 

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