Abbiamo 39 visitatori e nessun utente online

Radiotaxisalerno.it

Newsletters
Sei qui: Home Piana del Sele

Piana del Sele

LA PIANA DEL SELE

La presenza di fiumi pescosi e facilmente raggiungibili dalla costa che va da Paestum ad Agropoli, è una attrazione per l’interesse naturalistico, paesaggistico, oltre che storico delle città medioevali visitabili. E’ proprio la presenza di numerosi corsi d’acqua di cui il territorio campano è ricco, che ha dato luogo ad una florida vegetazione di ulivi e di boschi di faggio e di quercia, oltre, naturalmente, alla tipica macchia mediterranea. Verdi scenari paesaggistici presenti tutto l’anno rendono il territorio sempre spettacolare.

Da vedere :

Le terracotte dell'antica Paestum. Nella seconda metà del IV secolo a.C. fioriscono a Paestum diverse scuole di ceramisti capaci di produrre opere di grande pregio…

 Battipaglia - Castelluccio

Sito di interesse archeologico

 Capaccio - Cappa Santa

Sito di interesse archeologico

 Capaccio - Matinella

Sito di interesse archeologico

 Capaccio - S.Cesareo

Sito di interesse archeologico

 Capaccio - Ponte Barizzo

Sito di interesse archeologico

 Capaccio - Laura

Sito di interesse archeologico

 Capaccio - Chiusa del Cerro

Sito di interesse archeologico

 Capaccio - Masseria Sabatella

Sito di interesse archeologico

 Capaccio - Calidoro

Sito di interesse archeologico

 Capaccio - Strecara

Sito di interesse archeologico

 Capaccio - Gromola, loc. Terzi

Sito di interesse archeologico

 Capaccio - Heraion alla Foce del Sele

Complesso santuariale di importanza primaria per la conoscenza della storia e l'archeologia della Magna Grecia.

 Eboli -SS. Cosma e Damiano

Sito di interesse archeologico - http://www.basilicalberobello.com

 Eboli - Paterno

Sito di interesse archeologico

 

Giù col parapendio dal Monte Calpazio

Era domenica e nel blu terso delle ore 16.00 di un caldo pomeriggio salernitano, io, la mia famiglia ed alcuni amici, abbiamo deciso di percorrere la statale 166 - “rettifilo” - che porta verso il centro abitato di Capaccio.
A pochi km di distanza dal Monte Calpazio, imponente e solitario massiccio montuoso con creste dominanti che sembrano titani addormentati che si sporgono su strapiombi, abbiamo notato che il cielo era costellato da tante vele, guidate da persone che sembravano volare alla ricerca del tanto ambito incontro con il cielo, tutte fiere di sentirsi senza peso, libere di godersi il panorama sottostante, sorrette dalle correnti d’aria ascensionali.
Una visione veramente affascinante, tutti quei punti colorati, immersi in un cielo dolce e terso di una stupenda e limpida giornata, sembravano meravigliosi uccelli che senza battere mai le ali, con impercettibili movimenti del corpo, cambiavano traiettoria improvvisamente, come avviene nel volo imprevisto della rondine che suscita in chi l’osserva un senso di libertà assoluta.
Giunti alle falde del Monte Calpazio, le cui cime sono chiamate Monte Soprano (Nord) e Monte Sottano (Sud), abbiamo fatto una prima sosta in località Capo di fiume, dove abbiamo osservato la bellezza delle sorgenti d’acqua, che poi abbiamo scoperto essere una diramazione del fiume Calore che sottopassa la montagna, e da cui deriva il nome della Città di Capaccio, dal latino (Caput Acquae).
E’ li che sono atterrati tutti i coraggiosi uomini alati, ognuno attrezzato di parapendio, che è, come ci hanno spiegato loro stessi, un paracadute a profilo alare che sfrutta l’energia del vento e quella della gravità, consentendo il volo anche in condizioni di assenza di vento.
E tra le tante vele ancora per aria ed alcune già atterrate, nella valle oltre la montagna, c'eravamo anche noi, felici di correre su un prato, mentre una vela colorata cadeva alle nostre spalle, curiosi di ascoltare da questi impavidi eroi la descrizione del panorama mozzafiato da loro ammirato e le sensazioni che si provano in volo, descrittoci come un’esperienza intima ed un emozione unica, capace di farti avvolgere e cullare dolcemente nell’aria.
Il luogo è assolutamente incantevole ed una gita con la famiglia a Capo di Fiume è altamente consigliata. C'e un prato per picnic ed un ristorante ricavato da un vecchio mulino, circondato dai molti ruscelli nei quali si suddivide il corso d’acqua. Il laghetto, dal quale emerge solo una colonna di un antico tempio greco, è abitato da vari tipi di uccelli acquatici e presenta un fenomeno interessante: nel punto da cui esce l'acqua, numerose bolle d’aria salgono dal fondo alla superficie, rendendo il posto ancora più accattivante.
Soddisfatti di questa prima sosta abbiamo ripreso il cammino in automobile per la strada che sale su verso Capaccio per una nuove escursioni e dopo circa 2 km, in un tornante, abbiamo imboccato, sulla sinistra, una stretta stradina a mezza costa che giunge fino al Santuario della Madonna del Granato, edificato su una vetta del monte Calpazio, che avevamo notato in tutta la sua imponenza dalla valle sottostante.
Lasciate le auto nella piazzola, posta davanti all'ingresso del Santuario, abbiamo ammirato un superbo panorama su tutta la Piana di Paestum ed in generale su tutta la Piana del Sele. Il santuario, eremo dei Padri Carmelitani, oltre ad essere un luogo di preghiera, è anche un richiamo storico, culturale e paesaggistico. La costruzione del maestoso Tempio, che è stato cattedrale della diocesi di Paestum-Capaccio, fu iniziata nel X secolo; ma le sue origini sono antichissime in quanto la Chiesa è stata costruita sulle rovinedi un tempio pagano, dedicato a Giunone, cui era sacro il melograno.
Il grandioso tempio di stile romanico, che ricorda molto il primo eremo dei Padri Carmelitani in Terra Santa, ha il pavimento curiosamente inclinato, è suddiviso in tre navate terminanti in altrettanti absidi ed è custodito da un religioso carmelitano dell'Antica Osservanza, padre Domenico Maria Fiore.
Di notevole valore artistico e storico è la statua della Madonna del Granato, raffigurata con un fanciullo nella mano sinistra e con un melograno, come simbolo di fertilità, nella mano destra, del tutto simile alla presentazione della statua di Hera Argiva, divinità pagana trovata nell’ Heraion, alla foce del fiume Sele.
Usciti dalla Chiesa abbiamo indossato le scarpe da trekking, ci siamo muniti di acqua, binocolo, macchina fotografica e ci siamo incamminati a piedi per un sentiero che conduce, in circa mezz’ora, ai ruderi del castello federiciano (XII sec.), seminascosto tra le rocce e la vegetazione del Monte di Capaccio Vecchio, per accostarci ad un pezzo di storia cilentana che risale alla congiura dei Baroni contro il potente Federico II, conclusasi tragicamente nel 1246.
Mano a mano che salivamo ci siamo spesso fermati per ammirare il panorama incantevole che si apre come un immenso anfiteatro dove la natura si interseca con la presenza umana, visibile nelle forme squadrate dei campi, nei centri abitati, nelle strade e nei canali che tagliano la piana. Quanto osservato ci ha portati a riflettere sulle genti della cultura appenninica che, in passato, erano impegnate nell’attività prevalentemente pastorale ed occupate nello sfruttamento agricolo del suolo, attività da cui gli abitanti del luogo traevano gli unici mezzi di sostentamento.
Arrivati alle rovine, dopo una breve sosta ed un meritato spuntino, ci siamo diretti verso il vicino Getsemani, moderno complesso religioso, immerso nel verde della collina di Capaccio, ricco di opere d'arte. La statua della “Madonna della Luna”, dedicata alla missione americana del 1969 sul nostro satellite; splendide raffigurazioni della Vergine Assunta circondata da 50 santi dell'Italia Meridionale; una Via Crucis in ceramica. Nella cripta vi è una bellissima statua del Cristo in agonia, con lo sguardo rivolto al cielo e con le mani giunte in atteggiamento di supplica. Insomma un altro posto bellissimo per il turismo.
Sulla strada del ritorno, alla fine della nostra passeggiata in montagna, a bordo delle automobili, i nostri pensieri sono ritornati indietro, alla sommità del monte Calpazio, nei pressi delle rovine di quello che fu il maestoso ed impenetrabile castello medievale di Capaccio, dove avevamo trovato altre persone pronte a spiccare il volo con i loro parapendii, per immergersi nel paesaggio circostante, così come fanno gli uccelli che abitano le rupi di queste montagne, per vivere le emozioni del volo, fatale attrazione verso il pericolo e il proibito che genera una irresistibile spinta a provare.
Ed insieme a loro avremmo voluto volare anche noi, staccarci da terra e superare la barriera del decollo, farci portare verso l'alto, perché salire su nel cielo deve essere un'emozione unica e sorprendente. Anche se solo con un volo di fantasia, scendendo a valle ci è sembrato che l'aria fosse dolce e tersa e ci avvolgesse e cullasse dolcemente, mentre planavamo col cuore in gola e lo sguardo rivolto verso l'orizzonte aperto.



Prodotti Tipici Della Zona

 

Il carciofo di Paestum La mozzarella di bufala Olio extra-vergine di oliva I vini salernitani


Museo


PhotoGallery